Seconda ondata…..

Questa seconda ondata del virus è diversa dalla prima.
Come scrive Recalcati, si tratta del trauma della recidiva.

Speravamo di essere guariti, abbiamo trascorso un’estate più o meno in libertà, ritenevamo che il virus avesse esaurito la sua carica di violenza e ci ritroviamo in mezzo di nuovo ad una forte epidemia.

Siamo così obbligati a fare il lutto della nostra guarigione e a ricominciare a lottare con meno forze e meno speranze.
Vi è la fatica dei mesi precedenti, che si somma al rivedere nuovamente il nostro modo di stare in relazione con gli altri a distanza.


Le emozioni di questa seconda ondata sono legati alla sofferenza, sempre più diffusa tra la popolazione, all’insofferenza e anche alla rabbia.
L’apatia e la rassegnazione ci stanno confrontando con il tema del limite e delle nostre fragilità personali.


È importante riconoscere ed accogliere questi vissuti, in quanto ci permettono poi di trovare un nostro modo per affrontare questo momento delicato, attingendo alle nostre risorse personali (anche quelle già utilizzate nella prima ondata) e alla resilienza.
A volte può essere utile riconoscere di avere bisogno di aiuto per i propri vissuti, magari chiedendolo nella cerchia delle proprie relazioni familiari o amicali o rivolgendosi ad un professionista della salute mentale, psicologo o medico.
Non ci sono risposte uguali per tutti.

Oltre alla crisi economica e alla crisi sanitaria, c’è un’altra crisi che purtroppo rimane invisibile: quella psicologica.
Come definito dall’OMS,  la salute è una componente fondamentale della nostra vita e viene definita come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”.
In questo momento sarebbe importante investire maggiormente sul benessere psicologico. In maniera diversa da prima, non chiedendo agli psicologi di fare volontariato come è già accaduto, ma investendo a lungo termine su queste figure.

Ad esempio nelle scuole, attraverso un lavoro che vada oltre la didattica, ad esempio strutturando spazi per un lavoro di riflessione e mentalizzazione con gli studenti, su quanto sta accadendo e sui propri vissuti.
Ma anche investire psicologicamente nelle cooperative, ussl, e luoghi del welfare.
Il rischio è di aumentare nella società la crescita della sofferenza psichica.

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L’attacco di panico

Presso lo Studio di Psicologia e Psicoterapia di Pergine Valsugana (Trento) la dr.ssa Copat affronta i sintomi e la cura dei Disturbi d’Ansia e Disturbo di Panico.

Lo sapevi?

La parola “panico” deve la sua origine alla divinità greca Pan, protettore dei pastori e dio dei boschi e dei corsi d’acqua. Se veniva disturbato durante il sonno in una zona riparata del bosco o in una caverna nei pressi di una strada, questa divinità apparentemente benigna si diceva emettesse un urlo così forte e acuto che molti passanti venivano spaventati a morte.

Cos’è esattamente un attacco di panico?

E’ una reazione d’ansia imprevedibile e inaspettata, senza che sia presente uno stimolo o un evento stressante. Nell’attacco di panico è il corpo a parlare della propria agonia: le persone che lo provano solitamente riferiscono sintomi fisici, che somigliano ad una crisi cardiaca (tachicardia, tremori, dolori al petto, sensazione di asfissia, sensazione di vertigine …..).

Per questo motivo, molti pazienti cercano un primo aiuto rivolgendosi al Pronto Soccorso. L’attacco solitamente dura dai 5 ai 20 minuti, è caratterizzato da sintomi fisici e psichici (tra i quali la sensazione di perdere il controllo o di “impazzire”, paura di morire).

La diagnosi di disturbo di panico viene posta quando gli attacchi si presentano con una certa ricorrenza. Di solito sono presenti un’ansia anticipatoria (paura di avere un altro attacco di panico) ed evitamento di situazioni nelle quali sarebbe difficile chiedere aiuto nel caso si provasse nuovamente il panico. L’età di esordio è in genere in età giovane adulta (picco intorno ai 22- 24 anni) ed è più frequente nelle donne rispetto agli uomini (rapporto 2:1).

Proviamo a capirne di più…..

Il disturbo di panico sembra difficile da capire e può sembrare senza contenuti psicologici. Anche la sua comparsa è improvvisa, arrivata ” dal nulla” senza motivazioni evidenti e questo suscita nelle persone una notevole angoscia.

L’approfondimento delle circostanze nelle quali si verifica il panico e la storia del paziente spesso fanno emergere dei fattori psicologici rilevanti. La paura che si prova nell’attacco di panico è un’emozione e come tutte le emozioni è sensata, per il soggetto che la prova. Spesso nell’attacco di panico però è presente una difficoltà nel regolare le proprie emozioni: ogni individuo non soltanto prova delle emozioni, ma deve essere anche in grado di gestirle e controllarle. Diventa importante il riconoscere il senso che ha quell’emozione per la persona, nella sua esperienza e nel momento in cui la prova, che sia un adulto, un adolescente o un bambino.

L’emozione della paura è normale e protettiva in alcuni momenti. Ci può far stare al sicuro, ci avvisa di una situazione di pericolo e ci mantiene in allerta. Questo è fisiologico se rimane entro un livello di tollerabilità. Se non si riesce a contenerla e la paura diventa eccessiva in assenza di segnali o pericoli evidenti, è importante poter chiedere un aiuto.

Il ruolo del cambiamento

L’esordio del Disturbo di panico coincide con una certa frequenza con un cambiamento significativo all’interno della propria vita.

Gli attacchi di panico possono comparire nel corso di una crisi di identità, nei momenti di trasformazione e di passaggio (come l’entrata nella dimensione adulta o la crisi di mezza età) o come reazioni psicosomatiche alle separazioni. Per questo motivo gli attacchi di panico sono particolarmente frequenti nelle crisi di mezza età: il mito della bellezza ed efficienza non riesce a sostenere il limite della propria esistenza. Nelle separazioni invece, in cui si sperimenta l’abbandono dal partner, si vive un crollo di sé e delle proprie sicurezze. Gli attacchi possono creare un forte disorientamento e la persona è disposta a tutto per di evitare di riprovarli. L’evitamento di alcune situazione che potrebbero “innescarli” può diventare così massiccio da togliere ogni novità e ogni occasione di vita.

L’esordio del panico, come scritto sopra, avviene solitamente nei giovani adulti (20/24 anni) e spesso coincide con il distacco dalla propria famiglia d’origine e dall’acquisizione di una maggiore autonomia e indipendenza. L’ambiente esterno viene quindi a costituirsi come un luogo dove trovare altri punti di riferimento e nuove appartenenze affettive e sociali. Questa situazione può far sentire più vulnerabili ed insicuri.

L’attacco di panico, le cui basi biologiche sono oggi ampiamente documentate, può quindi essere l’espressione di una tensione tra il bisogno di autonomia e la paura di non farcela, da una parte, e, dall’altra, una dipendenza dalle figure di riferimento.

La persona che soffre di attacchi di panico è sospesa fra appartenenze passate, che non la sostengono più, e appartenenze future che non la sostengono ancora. L’individuo si sente smarrito nel vivere una perdita di autonomia in una fase del ciclo di vita in cui sta cercando di conquistarsi un’indipendenza maggiore. Quest’esperienza può essere frustrante, sia per il paziente che per le persone vicine a lui.

Si ha quindi bisogno di un sostegno dei legami affettivi che di quelli sociali per affrontare alcune situazioni di vita e passaggi evolutivi.

Come si cura?

Il lavoro psicologico sull’attacco di panico permette al paziente di lavorare sulle sensazioni ed emozioni che lo accompagnano, condividendo quest’esperienza con il terapeuta. Il sostegno psicologico e psicoterapeutico possono curare i disturbi d’ansia, il panico e il senso di solitudine, favorendo nel paziente il recupero della sua esperienza, del suo senso di angoscia e liberare nuovi spazi ed energie per lo sviluppo del processo analitico.

Anche se il timore avrà sempre più argomenti,

tu scegli la speranza.

(Seneca)


L’autrice: dott.ssa Corinne Copat

La dott.ssa Copat Corinne è Psicologa e Psicoterapeuta. Esercita la libera professione presso lo Studio di Pergine Valsugana (Trento). E’ laureata in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Padova ed è specializzata in Psicoterapia Psicodinamica. I suoi interventi si rivolgono all’adolescenza ed età adulta.