Nascere prima…. 17 novembre – Giornata mondiale del prematuro

Nascere prematuri…. Sono circa il 7% del totale di bambini nati in Italia quelli prematuri, ovvero nati prima della 37esima settimana di gravidanza. Sono bambini fragili, bisognosi di cure, ma allo stesso tempo dei grandi guerrieri.

La nascita prematura arriva in anticipo, in maniera inattesa, spesso in condizioni di sofferenza fisica per il neonato. Questo crea una crisi a livello familiare: il neonato, che dovrebbe trovarsi nel ventre materno, si ritrova improvvisamente accudito dal personale sanitario, da medici e infermieri.

I genitori si muovono in uno spazio di incertezza, che può provocare anche forte dolore psichico.

Hanno vissuto uno shock di un parto precoce, spesso con taglio cesareo. Anche se sapevano che il bambino sarebbe nato prematuramente, la decisione sul quando e il come rappresenta sempre un momento di forte sconvolgimento.

Le madri e i padri si possono sentire così “privati” della gravidanza, con l’impressione che manchi qualcosa. La madre può sentire di aver fallito nella sua funzione di portare a termine una gravidanza, può sentirsi punita o provare vergogna di fronte alle cure prestate dai medici, che subentrano al suo ruolo di accudimento e cura del suo piccolo.

Gli eventi sono spesso fuori dal suo controllo e da quello del padre, possono esserci vissuti riguardanti l’incapacità nel loro compito primario di proteggere il bambino.

Vi può essere un’ambivalenza anche verso il personale sanitario, dal quale si dipende in quei momenti… da una parte la gratitudine verso i medici per aver salvato il bambino ma anche una rabbia per averlo sottratto alle loro cure.

I genitori sanno che i loro sentimenti sono legittimi, nonostante tutto il disagio che provano al momento.

Sembra che all’inizio i genitori possano soltanto stare a guardare: ciò che manca completamente è la privacy, quella tranquillità che caratterizza l’atmosfera tra i genitori e il figlio. Altre persone entrano infatti nella quotidianità, come medici e infermieri, che li aiutano a lavare o allattare il neonato. Spesso i momenti di relazione tra madre e figlio sono limitati a causa della mancanza di contatto o della malattia del piccolo. Ci vuole tempo per abituarsi all’aspetto del reparto, alle dimensioni fragili del neonato.

Potersi sentire madre in queste circostanze non è sempre facile e quando la donna torna a casa col neonato, subisce un altro shock, in quanto si rende effettivamente conto di aver partorito veramente suo figlio.

Spesso il ritorno a casa dall’ospedale è caratterizzato da una quota di preoccupazione, con differenze di sentimento e atteggiamento riguardo alle cure da prestare al figlio.

Nella fase post ospedale, i genitori possono provare intensi sentimenti anche di rabbia verso l’invadenza dei familiari, persino sotto forma di osservazioni banali pronunciate casualmente. La vulnerabilità in questa fase è un aspetto importante da sottolineare.

Secondo uno studio svolto su genitori di neonati prematuri (Tracey N., 2000), tra le ragioni di ripresa e miglioramento psicofisico dei genitori vi era il sostegno ricevuto durante il periodo critico e, dunque, anche degli interventi professionali competenti attraverso ad esempio un percorso di sostegno psicologico.

E’ fondamentale coinvolgere il padre nella cura e protezione della diade madre-figlio. Inoltre lo stabilirsi di un legame relazionale precoce contribuisce a creare le basi per accrescere la fiducia delle proprie capacità genitoriali.

E’ importante poter ricevere aiuto professionale per usare le prime settimane in ospedale per stabilire un legame con il bambino e trovare conferme per quando si rientrerà in casa, agevolando quella difficile transizione dal tempo della gravidanza all’incubatrice e poi finalmente…… a casa.

Le madri hanno certamente bisogno della presenza di altre madri: il sostegno materno esterno è fondamentale per aiutare a recuperare il senso di una madre interna buona, qualora questo termine si sia indebolito dopo la nascita del bambino.

Oggetto buono” indica una rappresentazione mentale interna che il bambino fa della propria madre.

La dedizione e protezione che i genitori offrono al bambino diventano parte importante del modo in cui il piccolo sente la madre (Thomson Salo, 2000). Le esperienze buone con il bambino potenziano l’autostima e la speranza materne.

Generalmente i reparti di neonatologia sono in collegamento con associazioni di genitori con i quali i genitori possono condividere la loro esperienza: trovare una rete di persone che hanno avuto la stessa esperienza e vissuti simili, aiuta molto ad affrontare il senso di inadeguatezza e di diversità che accompagna ogni nascita prematura e consente ai genitori di non sentirsi solid di fronte all’evento. Anche nel web sono presenti numerosi siti dove i genitori possono scambiare consigli e sostenersi nelle diverse fasi di crescita dei loro piccoli.
Se mamma e/o papà ne sentissero il bisogno potrebbe essere utile cercare un sostegno psicologico, per un accompagnamento all’elaborazione dell’esperienza.

Sarebbe importante, anche in questo periodo di pandemia Covid19 che stiamo vivendo, garantire la vicinanza di entrambi i genitori e neonato. Anche per i prematuri, che trascorrono dei periodi più o meno lunghi in TIN (Terapia Intensiva Neonatale). La nascita è in presenza, anche in quest’epoca così particolare e incerta.


Glossario

Ambivalenza: la presenza di sentimenti contraddittori vissuti verso persone o esperienze. L’ambivalenza può far provare sentimenti di amore e odio verso la stessa persona o può far avvertire una data esperienza, ad esempio la gravidanza, con un misto di felicità e rifiuto. Una combinazione di sentimenti contrastanti a cui non si riesce a dare sintesi.

Letture consigliate:

“Diventare genitori”, a cura di Emanuela Quagliata. Astrolabio

http://www.vivereonlus.it


L’autrice: dott.ssa Corinne Copat

La dott.ssa Copat Corinne è Psicologa e Psicoterapeuta. Esercita la libera professione presso lo Studio di Pergine Valsugana (Trento). E’ laureata in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Padova ed è specializzata in Psicoterapia Psicodinamica. I suoi interventi si rivolgono all’adolescenza ed età adulta.

Seconda ondata…..

Questa seconda ondata del virus è diversa dalla prima.
Come scrive Recalcati, si tratta del trauma della recidiva.

Speravamo di essere guariti, abbiamo trascorso un’estate più o meno in libertà, ritenevamo che il virus avesse esaurito la sua carica di violenza e ci ritroviamo in mezzo di nuovo ad una forte epidemia.

Siamo così obbligati a fare il lutto della nostra guarigione e a ricominciare a lottare con meno forze e meno speranze.
Vi è la fatica dei mesi precedenti, che si somma al rivedere nuovamente il nostro modo di stare in relazione con gli altri a distanza.


Le emozioni di questa seconda ondata sono legati alla sofferenza, sempre più diffusa tra la popolazione, all’insofferenza e anche alla rabbia.
L’apatia e la rassegnazione ci stanno confrontando con il tema del limite e delle nostre fragilità personali.


È importante riconoscere ed accogliere questi vissuti, in quanto ci permettono poi di trovare un nostro modo per affrontare questo momento delicato, attingendo alle nostre risorse personali (anche quelle già utilizzate nella prima ondata) e alla resilienza.
A volte può essere utile riconoscere di avere bisogno di aiuto per i propri vissuti, magari chiedendolo nella cerchia delle proprie relazioni familiari o amicali o rivolgendosi ad un professionista della salute mentale, psicologo o medico.
Non ci sono risposte uguali per tutti.

Oltre alla crisi economica e alla crisi sanitaria, c’è un’altra crisi che purtroppo rimane invisibile: quella psicologica.
Come definito dall’OMS,  la salute è una componente fondamentale della nostra vita e viene definita come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”.
In questo momento sarebbe importante investire maggiormente sul benessere psicologico. In maniera diversa da prima, non chiedendo agli psicologi di fare volontariato come è già accaduto, ma investendo a lungo termine su queste figure.

Ad esempio nelle scuole, attraverso un lavoro che vada oltre la didattica, ad esempio strutturando spazi per un lavoro di riflessione e mentalizzazione con gli studenti, su quanto sta accadendo e sui propri vissuti.
Ma anche investire psicologicamente nelle cooperative, ussl, e luoghi del welfare.
Il rischio è di aumentare nella società la crescita della sofferenza psichica.

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Cosa aspettarmi da una psicoterapia?

Non conta tanto ciò che l’uomo è, ma piuttosto quello che osa fare di se stesso. Per fare il balzo, l’uomo deve fare qualcosa di più che scoprire se stesso: deve rischiare una buona quota di confusione.

George Kelly,  The Language of Hypothesis

Spesso chi vive un senso di malessere o un problema psicologico pensa che la sua condizione sia rara.

I dati dello studio ESEMed (studio epidemiologico sulla prevalenza dei disturbi mentali) hanno evidenziato come almeno un italiano su 5 soffra, nel corso della sua vita, di un disturbo mentale, in particolare disturbi d’ansia e affettivi (es. depressione).

Ma quali sono gli elementi principali di una psicoterapia?

Le ricerche sull’efficacia degli interventi psicologici e psicoterapici, ovvero della loro capacità di raggiungere gli effetti desiderati, è ormai consistente e documenta gli esiti in termini di miglioramento clinico (come la remissione dei sintomi), di qualità di vita e le modificazioni a livello cerebrale e somatico.

La ricerca ha mostrato non solo l’efficacia dei diversi approcci psicologici (esempio, psicodinamico o cognitivo-comportamentale) ma anche i fattori comuni che agiscono in varia misura in tutti gli approcci, come la costruzione di un’alleanza terapeutica (il coinvolgimento della persona in terapia), lo sviluppo delle capacità di auto-osservazionee auto-consapevolezza, il riconoscimento di schemi di funzionamento disfunzionale nella persona e la loro modificazione, il processo di cambiamento terapeutico (Viamontes & Beitman, 2010).

I trattamenti psicologici inoltre risultano vantaggiosi anche dal punto di vista economico, essendo in grado di produrre risparmi in campo sia sanitario che sociale anche nei casi di disturbi più complessi!

Ecco alcuni aspetti importanti nella Psicoterapia:

  1. CAMBIAMENTO: grazie alla psicoterapia, si può iniziare a pensare in maniera diversa a ciò che ci fa stare male, si possono cercare e ritrovare nuovi modi per affrontare le situazioni, comprendere meglio come ci si sente, cosa si vuole dagli altri, approfondire le ragioni del proprio e altrui comportamento. Il percorso psicologico parte dai bisogni e dalle caratteristiche della persona che si rivolge allo studio.
  2. ASCOLTO attivo e non giudicante: uno Psicoterapeuta è un professionista e non giudica. L’obiettivo è quello di capire, insieme al paziente, cosa gli sta succedendo… dare un suo giudizio non fa parte dell’etica e dei suoi obiettivi come Psicologo.
  3. PRIVACY: qualsiasi cosa il paziente racconti in Psicoterapia, è coperta dal segreto professionale e rimane confidenziale. Per approfondimenti su questa tematica, si può accedere direttamente al Codice Deontologico Nazionale degli Psicologi e consultare i numerosi articoli dedicati alla privacy.
  4. DURATA: il percorso psicologico richiede il “tempo necessario individuale” per poter migliorare le proprie condizioni psicologiche, utilizzare le proprie capacità e risorse, incrementare la qualità di vita e gestire le proprie situazioni più o meno complesse. E’ vero che la psicoterapia non ha una durata definita a priori, ma allo stesso tempo non è illimitata. Le terapie che durano una vita intera esistono solo nei film di Woody Allen!

Se desideri approfondire gli aspetti legati ad un percorso di psicoterapia, avere informazioni sulla metodologia e l’approccio seguito dallo Studio di Psicologia e Psicoterapia della dott.ssa Copat, con sede a Pergine Valsugana, invia un messaggio e verrai ricontattato.

Aggiornamenti CoV-2 (CoronaVirus)

In questi giorni “sospesi” in seguito all’emergenza CoronaVirus, caratterizzati da isolamento forzato e senso di incertezza, lo Studio di Psicologia e Psicoterapia di Pergine Valsugana (TN) offre la possibilità di svolgere colloqui di consulenza psicologica telefonica o in videochiamata, per superare questa fase difficile che si sta vivendo.

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Si rendono quindi disponibili i seguenti contatti:

⇒ 347. 3479888

⇒ 349. 0638546

Consulenza On Line (Skype, Messenger, Whatsapp) o telefono

 

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